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Violenza sulle donne, ecco perché c’era bisogno di una manifestazione

Violenza sulle donne, manifestazioni a valanga in Italia e nel mondo. 150mila a San Giovanni in Laterano. Ecco perché ce n’era bisogno

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di Ersilia Crisci

Oggi è la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. In molti si chiedono se sia davvero ancora necessaria una manifestazione come quella di ieri.

È un tema, quello della violenza sulle donne, che è tra i più discussi degli ultimi tempi. E come ormai capita per ogni argomento di una certa importanza, anche questo è soggetto ad una dinamica di “tifo da stadio”, in cui ci si schiera in due fazioni opposte con offese e denigrazioni dell’avversario.

Violenza sulle donne e “fastidiose” denunce

Uomini ma anche donne arrabbiati perché l’ultima moda femminile è lamentarsi e fare la vittima, dando fastidio agli uomini e “rompendogli le palle” con questa invenzione del femminicidio, che tutto sommato non esiste. È anche una parola fastidiosa. Che vuol dire femminicidio? Basta la parola omicidio. Perché, gli uomini non vengono forse uccisi? Le donne non uccidono gli uomini?

Donne che si inventano molestie che non esistono. Prima vanno con qualcuno e poi lo denunciano. Prima si mettono un perizoma e poi si lamentano se le stuprano. Prima stanno in giro la sera da sole e poi si lamentano se le stuprano. Cosa denunciano se sono loro le prime “zoccole”?

Violenza sulle donne e uomo nero

Ovviamente questo discorso cade se i molestatori, gli stupratori e gli assassini sono di colore. Allora improvvisamente tutti ricordano che se una donna dice no vuol dire no. Tutti improvvisamente ricordano che se una donna viene stuprata non se l’è andata a cercare. Organizzano ronde e fiaccolate. Tutti improvvisamente si stringono attorno a chi ha subito la violenza o la perdita di una figlia, una moglie, una madre.

Ancora oggi nella retorica comune (e, quel che è peggio, giornalistica e istituzionale) una donna viene ricordata sempre come figlia, moglie o madre di qualcun altro. “Giù le mani dalle nostre donne”. Le nostre donne. Maschi che si contendono femmine. Femmine oggetto. Poco importa che nove donne su dieci siano uccise da italiani.

Lo stupro e la violenza diventano poi una minaccia “ironica” (se ci lamentiamo, non abbiamo nemmeno senso dell’umorismo) rivolta a tutte le donne che esprimono la propria opinione.

Avversarie politiche, studentesse che manifestano, giovani donne che fanno volontariato in paesi martoriati dalla povertà e dalla violenza. A tutte queste donne evidentemente piacciono gli africani e i loro attributi, e l’augurio è che l’uomo nero (o meglio, gruppi di uomini neri, uno solo non basta) le stuprino e le ammazzino come le “cagne che sono”.

Serviva davvero una manifestazione contro la violenza sulle donne?

Per chi se lo stesse ancora chiedendo sì, manifestazioni come quella di ieri servono ancora perché sì, la violenza sulle donne esiste. La violenza è nel linguaggio. Nelle molestie. Nelle aggressioni. Negli omicidi. Nel mettere in discussione sempre la vittima tutelando l’aggressore. Ma anche negli stipendi diversi a parità di titolo e mansione. Nell’impossibilità di avere un lavoro stabile se in età fertile. Nel licenziamento se si resta incinta. Nel giudizio sull’abbigliamento. Nel controllo delle decisioni sul proprio corpo, sulla maternità. Nel ricatto economico nelle separazioni.

Per questo, ieri al centro della manifestazione organizzata da “Non una di meno”, c’era il dibattito sul ddl Pillon, le cui norme sono basate “su un modello patriarcale e autoritario che hanno lo scopo di schiacciare e ridurre al silenzio la libertà delle donne”, come dichiarato da una delle esponenti del movimento, Natascia Cirimele.

Erano in 150mila, ieri, a marciare e manifestare a Roma fino a piazza San Giovanni in Laterano. Donne di tutte le età, ma anche tanti uomini. Con 106 palloncini liberati in aria per ricordare le donne vittime di violenza in Italia nel 2018. A ripetere “Io ti credo sorella”, “Non è normale che sia normale” e “Basta violenza sulle donne”.

Perché oggi, come ieri, abbiamo bisogno di manifestazioni come questa. Sperando di poterne fare a meno domani.

 

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