Retake e scritte vandaliche, una mediazione penale

Retake Roma ha assistito ad una mediazione penale di due writers minorenni. Ce ne parla Elena Viscusi, per la nostra rubrica AppioRetake

di Elena Viscusi, di Retake Roma

È proprio vero che quando si parla di beni comuni c’è sempre da imparare!

Abbiamo partecipato ad un incontro presso un centro di mediazione penale, che realizza interventi nel campo della giustizia relazionale, ovvero quel modo di intendere la giustizia come un bene comune, che serve “a ristabilire relazioni buone e a rendere di nuovo giusti rapporti umani che non lo sono stati”.

Cosa c’entra con Retake Roma? Moltissimo, dal momento che nel caso specifico il percorso ha coinvolto alcuni ragazzi minorenni, arrestati per aver dipinto dei treni della metropolitana. Un tema quello dell’imbrattamento forsennato dei beni comuni che, come sapete, ci sta molto a cuore.

L’incontro

L’incontro era finalizzato a raccogliere le opinioni e i sentimenti di persone colpite dal fatto in diverso modo e verificare la possibilità di trovare un punto di incontro: eravamo presenti noi di Retake Roma, un giornalista che cura una rubrica di dialogo con i cittadini di Roma, una rappresentante dell’Atac, alcune psicologhe, i ragazzi ed un loro amico, la mamma di uno di loro. L’atmosfera dell’incontro è stata sin da subito molto positiva e ciascuno ha potuto esprimersi tranquillamente.

Abbiamo iniziato con il commentare un fatto eclatante: le scritte vandaliche che poche settimane fa sono state fatte sul Colosseo: unanimità assoluta, nessun dubbio che si sia trattato di una mancanza di rispetto, un’offesa alla nostra storia, a quello che siamo oggi, alla nostra casa, un’offesa personale e, addirittura, un’offesa a tutti gli abitanti del mondo, data la fama del monumento!

Quando siamo passati a parlare di scritte sui treni, però, la musica è cambiata. Ovviamente è stato evidenziato il danno economico per la collettività e per i passeggeri che hanno diritto a viaggiare su treni puliti, ma sull’imbrattamento in sé una delle prime riflessioni emerse è stata che non si può dare per scontato che un treno vandalizzato con scritte sia più brutto di uno con la livrea originale.

Una buona parte della discussione, in effetti, si è incentrata sulla definizione del concetto di bellezza, sulla sua relatività e, quindi, su come arrivare ad una visione condivisa e responsabile di bellezza degli spazi e dei beni comuni.

E qui è uscito fuori, a mio avviso, il punto principale. A favore del “diritto” ad imbrattare i treni è stata invocata la necessità di esprimere il proprio disagio e la possibilità di applicare arbitrariamente il proprio concetto di bellezza anche se questo provoca un danno ad altri, dal momento che comunque ci sarebbe qualcuno di scontento. A differenza del Colosseo, quindi, questi beni non sono percepiti come di tutti perché non sono associati ad una comunità e a una cultura di riferimento e non è, quindi, necessario comportarsi responsabilmente nei loro confronti.

Il passo avanti rispetto a questo punto di vista è allora la possibilità di trasformare il disagio personale e la necessità di espressione in un vantaggio collettivo, attraverso l’assunzione di responsabilità e la condivisione con gli altri del modo con cui queste necessità possono trovare soddisfazione, ad esempio sottoponendo un progetto al giudizio della collettività. Anche un disagio, una sofferenza, cioè, possono essere condivisi e essere trasformati in un certo senso in beni comuni invece che in un boomerang per chi li prova.

Cosa abbiamo imparato?

Che viviamo in una città piena di energie inespresse o che si esprimono male, non al meglio delle loro possibilità e che quindi bisogna lavorare molto. Lavorare sulla consapevolezza dei cittadini rispetto ai loro diritti e ai loro doveri; lavorare per costruire una identità culturale ancorata a valori e pratiche attuali, perché non è un eredità intoccabile solo il Colosseo, ma l’intera città, che dobbiamo imparare e insegnare a sentire più nostra; lavorare per considerare la città come l’infrastruttura materiale necessaria per vivere le nostre relazioni sociali. Se l’infrastruttura non tiene, è disorganizzata, trascurata, diventa difficile vivere relazioni positive e molte energie dovranno essere spese per fare fronte a questi disagi.

Cosa possiamo fare praticamente nella vita di ogni giorno:

Chiarirci e chiarire bene che queste azioni non sono semplici ragazzate, ma possono avere conseguenze molto negative: affrontare un processo penale non è uno scherzo. Quindi educare senza cedere a indulgenze verso questi comportamenti.

Segnalare scritte offensive, violente, volgari, razziste a pics.polizialocale@comune.roma.it, indicando indirizzo preciso e allegando una foto. L’intervento è di solito tempestivo.

Informare i dirigenti delle scuole che frequentiamo della possibilità di segnalare scritte vandaliche: tenere pulite le scuole è un loro dovere. Ed è impossibile insegnare comportamenti virtuosi se siamo i primi a mostrarci indifferenti.

Intervenire tempestivamente sulle scritte vandaliche sul nostro palazzo o sul nostro negozio: prima si interviene, migliore sarà il risultato. Esistono prodotti specifici che con un po’ di olio di gomito possono dare delle belle soddisfazioni, senza dimenticare che si può sottoporre il problema nelle assemblee di condominio: la spesa divisa tra tutti non è poi così elevata.

Per saperne di più chiedete sul nostro gruppo fb RetakeRoma Appio Latino – Tuscolano o inviate una email a retake.appio.tuscolano@gmail.com.

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